Napolitanata: tra musica e folklore

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Riscoprire e comunicare il valore della canzone classica napoletana: è questo l’obiettivo di Naputitanata, la prima vera sala concerti dedicata alla musica partenopea.

La passione di alcuni giovani artisti napoletani, in collaborazione con il Comune di Napoli, ha dato vita a un progetto unico nel suo genere: la creazione di una sala concerti unicamente dedicata alla canzone classica napoletana, da sempre apprezzata in tutto il mondo.

Un patrimonio musicale enorme, da O’ Sole mio a Torna a Surriento, fino alla tradizionale Tarantella.

Parlare semplicemente di concerti sarebbe riduttivo. Gli eventi proposti da Napulitanata sono qualcosa che somiglia agli spettacolo di fado di Lisbona o a quelli spagnoli di flamenco: l’interazione tra gli artisti e il pubblico è molto forte e rende ogni evento un’esperienza irripetibile per chi vi assiste.

I turisti, sia italiani che stranieri, sembrano già essere estasiati da quest’iniziativa. Ma non si pensi che Napulitanata sia nata e si rivolta solo a chi arriva da fuori a visitare la città: sono tantissimi, infatti, i napoletani che assistono agli spettacoli, desiderosi di riscoprire le radici culturali della loro terra, attraverso il suo immenso patrimonio musicale.

 

Napulitanata è in Piazza Museo Nazionale 10, 11, sotto i porticati della Galleria Principe di Napoli (di fronte al Museo Nazionale).
Info: http://www.napulitanata.com

La canzone classica napoletana

pulcinI primi canti napoletani sono legati alle tradizioni dell’ antica Grecia. Le musiche e le danze di Neapolis, città fondata dai Greci nel V secolo a.C., quelle legate al periodo della semina e del raccolto, le ritroviamo nella tammurriata, ancora oggi praticata nell’ interland napoletano e in particolare nei paesi vesuviani.

Nel ‘600 si affermò la tarantella che diverrà nei secoli successivi uno tra i ritmi più usati per le canzoni. Nasce dall’ incontro di due danze, la moresca araba e il fandango spagnolo, anche se alcuni pensano che derivi dal ballo pugliese della tarantola.

Era usanza già da tempo (forse dalla creazione delle finestre) di portare le serenate alle donne amate e lo si faceva spesso con il calascione (o colascione), antico strumento napoletano simile alla chitarra. Coloro che eseguivano le serenate, erano gli stessi che popolavano l’ immenso numero di taverne che si svilupparono a Napoli nel ‘700 ed era lì che avvenivano vere e proprie sfide di improvvisazione.

Ma questo è anche il tempo dell’opera buffa, genere teatrale che si basava sulla musica cantata, la quale veniva spesso presa in prestito da motivi popolari, capitava comunque anche il contrario e cioè che un brano creato nell’ambito dell’opera buffa diventasse una canzone popolare.

Nell’800 si pose il problema di raccogliere tutta la musica del popolo in spartiti e così nacquero le prime case editrici, che ebbero il merito di conservare e diffondere ciò che altrimenti sarebbe andato perduto. Contemporaneamente alcuni autori componevanocanzonette, che, assieme alla precedente produzione musicale, suscitarono l’interesse di turisti stranieri, generando così un fenomeno folkloristico.

Solo alla fine di questo secolo, però, poeti e musicisti di grande fama cominciarono ad interessarsi della canzone napoletana e diedero i natali a quella che è conosciuta come canzone d’autore, interpretata da grandi cantanti, ancora oggi in tutto il mondo.

Fonte http://www.lacanzonenapoletana.com