Cose da vedere: Cimitero delle Fontanelle

Il Cimitero delle Fontanelle è situato in un’antica cava di tufo presso la località da cui prende il nome per la presenza di rivoli d’acqua dalle colline circostanti.

L’origine di questo ossario, però, si fa risalire al XVI secolo quando la città fu flagellata da tre rivolte popolari, tre carestie tre terremoti, cinque eruzioni del Vesuvio e tre epidemie e, essendo il luogo isolato, fu qui che vennero raccolti i cadaveri delle vittime. Caduto in disuso, nel 1872 fu affidato al canonico Gaetano Barbati, rappresentato in una statua di gesso all’interno del cimitero.

Questo luogo si frequentava solo di Lunedi, il giorno della Luna, identificata da sempre con i morti.

Le ossa sono esposte per tipologie lungo i vani, protette da balaustre di legno (in realtà prima dell’ultimo intervento di sistemazione le ossa si mantenevano in equilibrio grazie ad un processo di calcificazione che le univa e le rendeva stabili).

In queste cave furono trasportate per ben tre secoli resti umani anonimi dalle chiese della città e per questo riconoscibili dal popolo come anime di persone povere condannate a vivere in Purgatorio. Molti teschi sono conservati in una sorta di tempietto con la speranza che l’anima del defunto possa aiutare chi li cura con preghiere e candele.

Le ossa del cimitero sono tutte anonime, ad eccezione di due scheletri: quello di Filippo Carafa Conte di Cerreto dei Duchi di Maddaloni, morto il 17 luglio 1797 e di Donna Margherita Petrucci, nata Azzoni morta il 5 ottobre 1795; entrambi riposano in bare protetti da vetri.

Il corpo di Donna Margherita è mummificato ed il teschio ha la bocca spalancata come di chi sta per vomitare, per cui si dice che la nobildonna sia morta strangolata da uno gnocco. Nell’ordinare le ossa furono messe nella navata retrostante la chiesa quelle provenienti dalle parrocchie e dalle congreghe, per cui essa fu detta “navata dei preti”; la centrale fu chiamata “navata degli appestati” perché in essa erano stati sotterrati questi morti. L’ultima è la “navata dei pezzentelli” perché qui furono accomodate le ossa della gente povera. Così il cimitero entrò nel costume cittadino.

Oggi, è insieme un luogo di culto e di macabro fascino, in cui si concentrano anche molte leggende e racconti di miracoli.

Fonte: www.comune.napoli.it

 

Foto: Massimo Solimene


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